“Non saremmo in ogni angolo d’Europa a lavorare fino a tarda notte, per costruire la più grande rivoluzione politica dell’ultimo secolo: un partito transnazionale, un partito che porti avanti le stessa battaglie in tutta Europa, indipendentemente dalla lingua, il colore della pelle e degli occhi, o la religione professata”. Siamo a Firenze, precisamente al Cinema Odeon. È il 2 febbraio, quasi due settimane fa. Andrea Venzon, 27 anni, milanese, una laurea alla Bocconi, interviene di fronte ai 400 delegati accorsi da tutta Italia in occasione del primo Congresso nazionale del movimento politico Volt. Venzon è il presidente europeo di questo partito, che ha contribuito a formare nell’agosto 2017 assieme alla fidanzata, la francese Colombe Cahen-Salvador, e al tedesco Damian Boeselager.
Il loro colore è il viola, ma non devono essere confusi con il viola di Podemos o di altri movimenti della sinistra populista. Anzi, tutt’altro. I ragazzi di Volt si presenteranno alle elezioni europee come reazione proprio ai populismi. Per cambiare l’Europa, certo, ma al di là degli opposti estremismi. E, soprattutto, al di là di una vecchia classe politica che, a detta dei giovani di Volt, non sarebbe riuscita a rappresentare adeguatamente le loro istanze.

Andrea Venzon, Presidente di Volt Europa, a Firenze.
Volt vuole essere tra le tante cose una reazione alla Brexit, all’ondata che ha portato Trump alla Presidenza degli Stati Uniti. Dunque, un movimento in aperta opposizione anche alla politica eurofobica dell’attuale maggioranza giallo-verde alla guida del nostro Paese. Le parole d’ordine di Volt sono “democrazia, opportunità e diritti“, come sintetizzato dallo stesso Venzon nel corso del suo intervento a Firenze.
Per avvicinarci dunque alle elezioni europee, per capire qual è la novità costituita da Volt e quali sono le sue proposte, noi di Schegge abbiamo incontrato uno dei giovani che sarà presente nelle liste del movimento il prossimo 26 maggio. Lui è Davide Zurlo, coordinatore regionale di Volt per il Veneto.
Ciao Davide, grazie innanzitutto per la disponibilità. Per iniziare questa intervista, ti faccio una domanda che potrà sembrare banale: chi è Davide Zurlo? Cosa ti ha spinto ad intraprendere l’impegno politico con Volt?
Sono uno studioso di relazioni esterne dell’UE e soprattutto di lingue. Il primo amore è stato il russo, studiato da autodidatta alle superiori, sono seguiti poi l’arabo, l’ebraico, il persiano, il francese, l’inglese e numerosi dialetti. Dopo la triennale a Venezia ho studiato in Gran Bretagna ed in Belgio, soggiornando mesi in Tunisia, Marocco, Egitto ed Iran. Viaggiare in questi paesi mi ha permesso di vedere con occhi diversi la realtà in cui sono cresciuto e le tematiche studiate all’estero, facendomi realizzare che in un mondo interconnesso tuttavia connotato dalla presenza di grandi potenze e di sfide globali fosse necessario pensare in termini europei piuttosto che nazionali.
In virtù di ciò, Volt ha saputo cogliere meglio di ogni altro partito la mia spinta verso una politica europea in grado di recepire allo stesso modo le istanze della dimensione locale. Per questa ragione quando sono venuto a conoscenza dell’esistenza di una compagine politica europea in grado di declinarsi a livello nazionale e regionale mi sono subito interessato.
Volt è un movimento giovane e creato da giovani. Quali sono i punti di forza della vostra offerta politica per le europee nell’ambito delle politiche per i giovani?
Volt è stato creato da giovani, ad ogni modo è importante sottolineare che è un movimento inclusivo si rivolge a tutti: lo dimostra il fatto che ad oggi vi sono attivisti di tutte le età e sesso, in Italia come negli altri stati in cui Volt è presente. Ciò detto, Volt pone molto l’accento sull’importanza dell’istruzione dei lavoratori come pure sulla necessità di continuare il processo di apprendimento tramite corsi finanziati dallo stato ma soprattutto tramite fondi europei, ad ora sempre troppo poco utilizzati. Questo assume rilevanza significativa giacché stando a stime attendibili la progressiva automatizzazione del lavoro condurrà in un futuro molto prossimo alla scomparsa di circa metà dei lavori che conosciamo oggi.
Oltre a ciò, Volt intende non solo potenziare strumenti già esistenti come l’Erasmus per i giovani imprenditori ma anche lavorare per favorire gli investimenti nel campo della ricerca e sviluppo dedicando fino al 4% del PIL dell’UE entro il 2025. Nel mondo in cui viviamo investire nell’innovazione è fondamentale per fronteggiare con successo le sfide ambientali e sociali di domani.
Voi di Volt vi presentate come alternativi ad una politica che ha fatto fatica a rappresentarvi. Tuttavia, sul palco di Firenze c’erano ospiti conosciuti, tra i quali anche l’ex ministro Calenda. Come giudicate il suo operato da ministro? Lo ritenete un punto di riferimento per il vostro movimento? Avete in mente alleanze con il suo progetto “Siamo europei”?
Non discutiamo dell’operato di Calenda al Ministero dello sviluppo economico, tuttavia i punti di riferimento per Volt restano Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e tutti coloro che dal Manifesto di Ventotene ad oggi hanno lottato e lottano per una Europa unita, pagando talvolta anche con la propria vita, ultimo in ordine di tempo Paweł Adamowicz sindaco di Danzica.
Detto ciò, è anche vero che un allineamento con il movimento di Calenda potrebbe rendere più facile il nostro presentarci alle europee, eppure a quale prezzo? La politica è sempre un do ut des, in virtù di ciò seppur consci di questa possibilità Volt pensa in primis a gettare solide basi per le elezioni future mirando a costruire un proprio elettorato in Italia come nel resto d’Europa. Non per questo intendo dire ci sottraiamo dal dialogare con altre forze i cui principi collimino con quelli di Volt, sia però sottolineata la forza di una compagine politica che è presente in tutti gli stati europei, in tutte le regioni italiane ed in Veneto nelle provincie di Padova, Verona, Treviso e Venezia.
Passiamo all’economia. Alcune settimane fa, il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha ammesso l’eccessività delle misure di Austerity adottate dalla cosiddetta Troika nei confronti della Grecia. Qual è il vostro giudizio sulle passate – e sulle attuali – scelte di politica economica europee? Qual è la ricetta di Volt per rilanciare l’economia dell’eurozona?
È vero che ad oggi noi europei oltre a costituire la terza popolazione più numerosa dopo Cina ed India vantiamo il secondo PIL al mondo, nondimeno in Italia come in Europa vi sono ancora molte disparità per quanto concerne la prosperità delle regioni. Del resto, anche in Italia dopo oltre settant’anni di storia repubblicana ed una sessantina di governi succedutisi la disparità tra nord e sud rimane ahimè ancora forte. Per questo motivo Volt pone l’accento sull’utilizzare appieno i fondi europei (solo per l’Italia ammonterebbero ad oltre 70 miliardi per il periodo 2014-2020) e sulla creazione di una volontà politica tale da permettere l’implementazione in progetti utili per il miglioramento della qualità dell’aria (vexata quaestio in pianura Padana) come per la creazione di nuovi posti di lavoro.
Pertanto tra le nostre priorità figurano gli investimenti in programmi a sostegno del lavoro digitale decentrato, in maniera tale da fornire dispositivi e formazioni sulle competenze digitali a basso costo. La disoccupazione va affrontata investendo nell’istruzione e dando ai cittadini strumenti efficaci per cercare lavoro. Oltre a ciò, è necessario rendere più semplice la costituzione di un’impresa creando uno sportello unico digitale europeo: ciò consentirà alle persone di creare un’impresa in 3 giorni lavorativi con un costo amministrativo minimo.
Il tema delle migrazioni è all’ordine del giorno. Per risolvere una questione scottante come questa, sul piatto ci sarebbe la modifica dei Trattati di Dublino. Tuttavia, pare non esserci una volontà comune europea. Qual è la posizione di Volt da questo punto di vista?
Sarebbe un errore esiziale non riconoscere che fenomeni di portata globale come le migrazioni richiedono una risposta transnazionale coesa ed efficace. Eppure fin ora abbiamo subìto piuttosto che gestito gli avvenimenti accaduti sulle sponde Mediterraneo poiché gli stati, da soli, non hanno mezzi sufficienti per farvi fronte ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tunisia, Egitto, Libia, Siria, chi sarà il prossimo? Nel contempo, proprio gli stati sono i più restii a dar vita ad una vera e propria politica estera europea capace di esercitare influenza nel vicinato dell’UE, poiché ciò li metterebbe in secondo piano. E, mentre l’UE rimane il capro espiatorio prediletto, gli esseri umani vengono spartiti tra “migranti economici” e “rifugiati”. Volt, presentandosi in tutti gli stati dell’UE, mira a creare ciò che manca. Ovvero, una convergenza politica tale da permettere un’azione efficace anche e soprattutto in materia di immigrazione.
Nello specifico, Volt vuole contrastare l’immigrazione illegale ed il traffico di esseri umani aumentando i percorsi di migrazione legale verso l’Europa, cosa che passerebbe anche attraverso lo sviluppo un visto specifico per lavoratori stranieri temporanei. Intendiamo gestire i flussi di rifugiati da paesi extra-UE anche istituendo un sistema europeo unificato per i rifugiati (cosa osteggiata al momento dagli stati). Riguardo il sistema di Dublino, esso va riformato e perfezionato da un meccanismo di risoluzione delle controversie che contempli sanzioni contro gli Stati che rifiutano di adempiere alle proprie responsabilità. L’obiettivo è quello di rendere il sistema di asilo equo, efficace e rapido, al fine di garantire un’integrazione adeguata, rendendo in tal modo l’immigrazione un fattore positivo per l’economia europea.
Intervista a cura di Federico Gonzato
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